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venerdì 9 marzo 2012

io sex ... tu sex .... noi sex...





Nel mondo ci sono milioni di fans che letteralmente impazziscono per Sex and The City. Il cofanetto con l’intera serie ancora oggi è tra i più venduti in home video, esiste addirittura un tour turistico seguitissimo tra i luoghi cult del telefilm, e le quattro protagoniste sono semplicemente venerate.
Proprio pensando a questo enorme numero di fans Sarah Jessica Parker, protagonista e produttrice del film, da anni sognava di trasportare Sex and the City dal piccolo al grande schermo. Peccato che l’attesa operazione, e lo dice uno che rientra tra quei fans incalliti, non sia particolarmente riuscita…
Già dalla durata della pellicola si può capire cosa non vada di questa trasposizione… 145 minuti sono semplicemente un’enormità! Praticamente un’intera stagione condensata in un film. Il problema non si porrebbe se i dialoghi fossero particolarmente brillanti o gli intrecci della sceneggiatura avvincenti e ricchi di colpi di scena, ma, aimè, così non è.
La trama del film, che non rivelerò, è a dir poco telefonata, con tanto di ’spiegone’ iniziale per tutti quelli che non hanno mai visto la serie, ma che difficilmente andranno a vedere il film, e stucchevolissimo finale alla ‘volemose bene’ con paccone di clinex pronto ad entrare in azione!
Lo spirito del telefilm, inimitabile e unico, è stato ovviamente mantenuto, con un taglio sempre più femminile e omosessuale, con il primo bacio omosex pronto ad invadere lo schermo dopo nemmeno 2 minuti e il primo nudo frontale maschile in arrivo verso la conclusione, ma è proprio l’operazione finale, molto meno trasgressiva e sfrontata della sorellastra televisiva, che non convince.
Tutta la parte centrale è mostruosamente lunga e obiettivamente noiosetta, con Carrie chiamata a dover superare l’ennesimo ‘trauma’ sentimentale della propria vita, con le altre tre protagoniste chiamate a vivere le proprie di ‘novità’.
Samantha si è trasferita a Los Angeles per seguire il proprio amore, Jerry, ma proprio questo intreccio è il meno riuscito e più evitabile, mal scritto e gestito, con Samantha che come al solito è un fiume in piena di battute, ma con l’altra metà della mela praticamente inesistente.
Proprio gli uomini, Mr. Big a parte, sono i grandi assenti del film, con Harry, matito di Charlotte, e Steve, marito di Miranda, con ruoli troppo marginali, ancora più di quanto già non lo fossero nelle sei stagioni televisive che hanno preceduto la pellicola. Anche i due omosessuali ‘ufficiali’ della serie, Stanford e Anthony, sono rilegati a una sorta di ‘comparsata’, con tanto di clamorosa amicizia, visto che nel telefilm praticamente non si sopportavano.
Tra le novità c’è poi Jennifer Hudson, assistente personale di Carrie, che non ne aveva mai avute in passato, personaggio interessante ma, anche in questo caso, letto male e forse poco sfruttato. Tra le 4 ‘ragazze’ a venir maggiormente fuori è, con grande sorpresa, Charlotte, portata a vivere il proprio personaggio in modo molto più simpatico rispetto a quanto avesse mai fatto prima.
Miranda, avvocato e ormai madre a tempo pieno, comincerà a pagarne le conseguenze in campo affettivo con il suo Steve, mentre Carrie sarà chiamata a dover affrontare l’ennesimo trauma con il suo Mr.Big, che per la prima volta, da quando 10 anni fa è comparso sullo schermo, verrà chiamato con nome e cognome, ovvero John James Preston!
Il film è infarcito di battute, si ride e non poco, grazie soprattutto a Samantha e Charlotte, l’amore diventa il tema principale come forse mai lo era stato nella serie, perchè è ‘l’unica griffe che non passa mai di moda’, sostituendo probabilmente il sesso, perchè ormai le ‘ragazze’ non sono più ‘ragazze’, tanto da passare il Capodanno da sole e a casa, ma la sensazione che il passaggio dalla tv al grande schermo non sia pienamente riuscito è evidente. Tra una sfilata e un vestito di alta moda, una mezz’ora buona poteva e doveva essere tagliata, per un ritorno in grande stille, sicuramente apprezzato dai fans, che speriamo però non abbia seguiti.
Già si parla di sequel e di altri capitoli in cantiere, prevedendo un boom al box office, e il rischio che il tutto degeneri è dietro l’angolo. Era giusto chiudere un cerchio, visto che l’ultima puntata della serie non lo fece, e provare a riaprirlo ancora, visto che ‘apparentemente’ è stato chiuso, non avrebbe molto senso.
Veder tornare Carrie, Samantha, Miranda e Charlotte è stato a dir poco emozionante, con tanto di lacrimuccia finale che ai fans più incalliti non potrà non cadere, ma che ci si fermi pure qui… ci sono 6 stagioni e un film a ricordarle e ad immortalarle, direi che ci possiamo pure accontentare…

 libro

“Sex and the City” non nasce direttamente come una delle serie televisive più popolari in tutto il mondo, ma come un libro che raccoglie alcuni articoli scritti in una rubrica sul New York Observer dalla giornalista Candace Bushnell.
Il romanzo prende spunto dalla vita della scrittrice e di alcune sue amiche, racconta di situazioni amorose complicate in una New York scintillante e sempre in voga; il tema predominante, come si evince già dal titolo, è il sesso.
Nel libro sono descritti gli intrighi, le passioni e gli amori consumati delle varie protagoniste, che senza inibizioni, né imbarazzo, vivono la loro vita sessuale spudoratamente, escludendo spesso dalle loro relazioni i legami sentimentali.

Insomma le donne di “Sex and the City”, probabilmente per la prima volta, vengono presentate con delle sembianze molto vicine a quelle maschili, riuscendo a non farsi coinvolgere affettivamente, prendendosi spesso solo il godimento che ne deriva dalla relazioni, presentandosi così molto simili agli uomini che preferiscono non risvegliarsi con accanto la donna che hanno conquistato la notte precedente, ma scappano via un attimo dopo aver raggiunto il piacere.

La protagonista è una giornalista inglese che si trasferisce a Manhattan e inconsapevole del modo in cui si gestiscono i rapporti con gli uomini nella Grande Mela – senza che ci sia un coinvolgimento emotivo, romanticismo o relazioni durature – si trova a dover affrontare una realtà in cui avvengono scambi di coppia, tradimenti continui, e i single amano il loro status di scapoli che cambiano continuamente partner e letti.
Ma questo non è tutto, a New York sembrano contare di più le amicizie, che soddisfano, che restano fedeli e fanno sentire le donne meno sole, e poi c’è la moda, che per i newyorkesi è uno stile di vita che ossessiona le persone che nonostante la loro età adulta, continuano a comportarsi come degli adolescenti, cercando di non prendersi le proprie responsabilità e frequentando tutte le sere locali in grande stile in cui è facile abbordare qualcuno, senza dover pagare poi le conseguenze di un amore che ci viene negato.
Quindi è facile aspettarsi ragionamenti di questo tipo “Eravamo delle dure e ne eravamo fiere, e non era stato facile arrivare a quel punto, a quello spazio di completa indipendenza dove ci concedevamo il lusso di trattare gli uomini come oggetti sessuali. C’era voluto un duro lavoro, solitudine, e avevamo dovuto capire che dovevamo prenderci cura di noi stesse, in ogni senso”.





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