kasha raffin fierek

lunedì 2 aprile 2012

Thelma e Louise






Chi potrà mai dimenticare lo sguardo d’intesa che si scambiano Thelma e Louise, ormai braccate da centinaia di poliziotti, prima di premere a tavoletta l’acceleratore della loro Ford azzurra e gettarsi dal Grand Canyon? Nessuno, probabilmente.
Ed è proprio per questo che Susan Sarandon (Louise) e Geena Davis (Thelma) hanno festeggiato qualche giorno fa alla Roy Thompson Hall di Toronto: sono passati esattamente vent’anni dall’uscita del celebrato road movie prodotto e diretto da Ridley Scott che – oggi possiamo dirlo – venne “scambiato” per un manifesto inneggiante alla libertà femminile.
Scambiato? Ebbene sì, perché le due casalinghe dell’Arkansas che scelgono l’estrema ribellione trasformandosi in eroine violente sono trascinate in una spirale senza via d’uscita. Ribelli da morire, più punitivo di così!
Facciamo un confronto (un po’ irriverente) con un’amazzone dei nostri giorni, ovvero LisbeSalander, la protagonista della saga Millennium di Stieg Larsson?
L’idea mi è suggerita dal fatto che a Frascati, durante il weekend, si è svolto un seminario estivo organizzato dalla Società delle lettera e intitolato Gelido giallo. Donne e uomini tra crisi dell’emancipazione, libertà e violenza: il caso scandinavo. Un’appassionante ricognizione fra le molteplici figure delle investigatrici e delle autrici nordiche, da Liza Marklund a Camilla Läckberg, da Ǻsa Larsson a Karin Fossum: il giallo scandinavo mette al centro dell’azione donne che seppure in difficoltà e meno tutelate di quello che il welfare nordico farebbe supporre, hanno la possibilità di non soccombere, di concepire un diritto alla violenza.
Donne forti che cominciano a modificare l’immaginario sociale, dando alle lettrici, come ha detto l’italianista Monica Farnetti, la possibilità di un “rispecchiamento rinforzante”.
E in questo senso la figura più dirompente resta proprio Lisbeth, pur essendo frutto della fantasia di un uomo.
E dunque cosa accomuna vent’anni dopo queste donne, sempre create dall’immaginario maschile?
Certamente l’ansia di libertà, l’anticonformismo, l’assunzione attiva della violenza
Ma le due grandiose attrici protagoniste del film sono segnate dalla jella fin dall’inizio: Thelma passa una notte d’amore con un bel giovane (Brad Pitt prima di diventare famoso) e al mattino scopre che lui le ha portato via tutti i soldi, poi danza innocentemente seduttiva con un tizio e questo cerca di stuprarla nel parcheggio, suscitando la rabbia dolorosa di Louise (a sua volta abusata in giovinezza) che spara all’aggressore. Dopo questa giustizia fai da te (stereotipo ancora un po’ maschile…) è inevitabile la fuga verso la catastrofe.
E ogni volta che si trovano a un bivio, guarda caso, fanno la scelta più disastrosa. Certo emoziona vedere come sfottono il camionista molestatore e poi lo terrorizzano facendogli saltare in aria il camion. E questo fa parte di un revanchismo un po’ folcloristico, ma va ancora bene… Meno bene, decisamente, l’inevitabile dramma finale, per cui è vero che scoprono la bellezza del viaggio tra i paesaggi sontuosi dell’Arizona e del New Mexico, il senso della libertà lontano dalla routine, e soprattutto l’amicizia femminile, ma poi quel bellissimo volo mano nella mano, estremo atto di ribellione, non ci fa vedere che in realtà si sfracellano.
Senza nulla togliere al film (che non poteva certo prevedere un lieto fine!) è curioso il fatto che a questo immaginario maschile sia stata attribuita una valenza quasi femminista.
Che tipo di identificazione possono avere le donne con questi personaggi così “perdenti”?
Prendiamo, per contrasto, la nostra Lisbeth, prodigiosa hacker, uno scricciolo dal passato traumatico e dal presente assai scontroso: decisamente una super-eroina che combatte una battaglia per la sopravvivenza e vince.
E’ un concentrato di modelli trasgressivi (proiezione forse catartica di una fantasia maschile piena di sensi di colpa?): ha subito la violenza del padre nei confronti della madre e ha reagito aggredendolo, organizza con freddezza un suo originalissimo diritto alla vendetta riuscendo a punire e neutralizzare il suo stupratore, prende l’iniziativa sessuale, salva due volte il co-protagonista da morte certa, ruba via Internet una quantità indescrivibile di soldi…
E voi, cosa ne pensate di questa evoluzione?
Vi piacciono le eroine che combattono il male e vincono sebbene a caro prezzo? In quali loro aspetti vi rispecchiate?
Siete convinti che la violenza non appartenga al dna femminile oppure
credete che esista una violenza anche metaforica, un’aggressività indispensabile per non soccombere?



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