Savino Moscia,
presidente nazionale Cna Benessere e Sanità, ci parla di questo suo
progetto: “Vorremmo avere la possibilità di aprire i nostri negozi ad
acconciatori qualificati che lavorano come liberi professionisti, con la loro
partita Iva e i loro clienti. Da un calcolo approssimativo abbiamo stimato che
così facendo potrebbero essere creati 20.000
posti di lavoro in due anni”. Per fare di questo sogno realtà, la Cna ha
deciso di chiedere il sostegno dei sindacati.
Qual è stata la loro
risposta?
I sindacati si sono dimostrati molto disponibili. Hanno stabilito dei limiti, ma non ‘punitivi’:
• l’affittuario non può essere un dipendente del salone che pratica l’affitto della poltrona e deve essere un acconciatore qualificato;
• se il salone ha licenziato personale negli ultimi due anni non può praticare l’affitto della poltrona;
• il numero di poltrone in affitto è proporzionale all’ampiezza del salone: 1 poltrona fino a 3 dipendenti, 2 poltrone da 4 a 9 dipendenti, 3 oltre i 9 dipendenti.
I sindacati si sono dimostrati molto disponibili. Hanno stabilito dei limiti, ma non ‘punitivi’:
• l’affittuario non può essere un dipendente del salone che pratica l’affitto della poltrona e deve essere un acconciatore qualificato;
• se il salone ha licenziato personale negli ultimi due anni non può praticare l’affitto della poltrona;
• il numero di poltrone in affitto è proporzionale all’ampiezza del salone: 1 poltrona fino a 3 dipendenti, 2 poltrone da 4 a 9 dipendenti, 3 oltre i 9 dipendenti.
Confidiamo che molto presto si arriverà alla
firma di tutti. Il nostro obiettivo è legare questa richiesta a un contratto,
che deve essere moderno, in grado di produrre posti di lavoro.
Cosa accadrà una volta
ottenuta l’approvazione del sindacato?
Faremo insieme a loro il percorso verso una proposta politica. Sarà necessario rivedere alcuni contenuti della normativa attuale. Ma al momento le persone alle quali ho sottoposto il progetto sono entusiaste perché lo vedono come un bene per il paese.
Faremo insieme a loro il percorso verso una proposta politica. Sarà necessario rivedere alcuni contenuti della normativa attuale. Ma al momento le persone alle quali ho sottoposto il progetto sono entusiaste perché lo vedono come un bene per il paese.
Che tipo di problematiche
risolverebbe questo nuovo business?Il dato non è ancora definitivo,
ma sembra che negli ultimi cinque anni gli acconciatori siano scesi da 84.000 a
69.000. Quindi 15.000 persone hanno chiuso i loro esercizi, probabilmente
proprio i più giovani, che dopo qualche tempo vedono la professione come una
realtà differente da quella immaginata. Non c’è più nemmeno il ricambio, come
conseguenza della liberalizzazione. L’affitto della poltrona permetterebbe
invece al lavorante di un negozio di conoscere la realtà di un altro salone
senza accollarsene i costi di struttura.
E riguardo all'abusivismo?Fino a qualche anno fa l’abusivo era un lavorante che
non aveva intenzione di mettersi in regola perché ricavava maggiori guadagni da
un’attività irregolare rispetto a un normale negozio. Oggi invece c’è un nuovo
abusivismo, nato dalla crisi, dalla chiusura di molti saloni che non riescono a
sostenere i costi di gestione e dalla mancanza di una alternativa occupazionale.
Una situazione molto pesante: l’affitto della poltrona, creando nuove forze
lavoro, potrebbe rappresentare una valida alternativa.
Gli acconciatori sono favorevoli a questa opprtunita'o la avvrtono come concorrenza?Bisogna imparare a stare insieme. So che una gran parte
di acconciatori è pronta a lavorare con questa modalità. L’affitto della
poltrona permette-rebbe un’offerta variegata in salone, con prezzi diversi e una
clientela eterogenea che si moltiplica proprio perché trova servizi
differenziati. Si liberalizza un mercato e si dà una risposta alla politica del
basso prezzo. La struttura può produrre più ore, funzionare di più.
Il piccolo salone non
troverebbe più remunerativo formare un apprendista?
Bisogna fare una distinzione. L’apprendista è una figura che nasce per soddisfare il fabbisogno di personale, per servire una clientela che richiede un supporto. L’affitto di poltrona non deve essere interpretato come un ulteriore dipendente, ma come un collega. Il guadagno sta nell’affitto pattuito o nella condivisione delle spese del negozio. Inoltre, quando si portano più persone in salone, si attiva un volano che amplia il business. Imparando a convivere con la diversità, si crea imprenditoria. Il nostro settore non riesce più a crescere, per questo dobbiamo, sempre nella legalità, creare nuove tipologie di imprenditori.
Bisogna fare una distinzione. L’apprendista è una figura che nasce per soddisfare il fabbisogno di personale, per servire una clientela che richiede un supporto. L’affitto di poltrona non deve essere interpretato come un ulteriore dipendente, ma come un collega. Il guadagno sta nell’affitto pattuito o nella condivisione delle spese del negozio. Inoltre, quando si portano più persone in salone, si attiva un volano che amplia il business. Imparando a convivere con la diversità, si crea imprenditoria. Il nostro settore non riesce più a crescere, per questo dobbiamo, sempre nella legalità, creare nuove tipologie di imprenditori.
Lancera' questa operazione anche nel suo salone?Quando sarà possibile, lo farò, perché ho un
salone che non produce più di quattro ore. Il mio collega potrebbe portare la
sua clientela in salone, potrebbe aiutarmi a pagare le spese e, grazie alla sua
partecipazione, anche il potere di acquisto e il valore contrattuale del salone
stesso aumenterebbero, diventando vantaggioso per entrambe le parti.
Acconciatori favorevoli o
contrari?
Fervono dunque i lavori per rendere l’affitto
della poltrona un’opportunità reale anche in Italia. Ma gli acconciatori cosa ne
pensano? Estetica ha intervistato due noti hairstylist italiani, con opinioni
diverse in merito...
Ciò che teme Labriola, in merito all’applicazione
in Italia, sono le possibili “aperture selvagge: imprenditori non appartenenti
al settore che realizzano strutture di grandi dimensioni per affittare più posti
possibili di lavoro e mercificare i servizi”.
stilista partner Wella Professionals: “Vorrei
essere il primo a provare questa modalità non appena operativa. Già molti anni
fa ero dispiaciuto non si potesse attuare. Per me sarebbe ideale: ho molti
saloni e tanti collaboratori bravi che meriterebbero di emergere. Considero
l’affitto della poltrona come un’opportunità di crescita del salone: un’attività
meritocratica in un ambito dove operano diversi bravi professionisti”.
A chi
consiglierebbe questa modalità? “È perfetta per un ragazzo che voglia
guadagnare più di un normale dipendente. È semplicemente una questione di
capacità produttiva: si trovano gli stimoli per volere e fare di più. Si diventa
più lucidi, con una visione meno appannata dalla ‘tranquillità’ dell’essere
dipendenti. L’affitto della poltrona rappresenta un’ottima opportunità per
creare nuovi imprenditori: il personale si responsabilizza, diventa titolare di
se stesso e può contribuire a qualificare l’intera azienda”.
Cosa cambiare della normativa attuale
Cna ha deciso di affrontare la questione “affitto
della poltrona” chiedendo prima di tutto l’appoggio dei sindacati. Trovato
l’accordo, sarà più facile infatti formulare una proposta che si trasformi in un
progetto politico concreto. È bene sottolineare che si tratta comunque solo di
un primo passo. Perché, come ricorda Davide Padroni, responsabile per il
Piemonte di Cna - Unione Benessere e Sanità, la normativa attuale che regola la
professione di acconciatore – la Legge n. 174 del 17 agosto 2005 – prevede
alcuni articoli da ritoccare. “L’esempio dei paesi anglosassoni ci può ispirare”
spiega Padroni “ma il loro modello si basa su una legislazione differente, è
necessario rivedere la normativa alla base”. Tra le priorità, la modifica del
punto 4 dell’art. 2: “Non è ammesso lo svolgimento dell’attività di acconciatore
in forma ambulante o di posteggio”.
L’impossibilità di esercitare la professione
senza un negozio è in contrasto con l’affitto della poltrona, che vede un libero
professionista esercitare in un locale non di sua proprietà. Ma non è l’unica
difficoltà da risolvere. Secondo la legge vigente, è necessario rispettare le
norme sanitarie, essere iscritti al registro imprese della Camera di Commercio,
pagare i contributi Inps, Inail... Tutte condizioni che devono essere riviste e
adattate per consentire l’utilizzo di questa modalità anche in Italia.







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